La vestizione dello sposo napoletano deve essere fatta rigorosamente con le donne di casa per non rischiare di mettere un calzino diverso dall’altro e per essere sicuro che tutto sia perfettamente stirato e inamidato (perché si sà …l’ultima botta di ferro la deve dare mammà!). Se per la donna c’è il terrore del brufolo per l’uomo c’è quello di tagliarsi con la rasatura, cosa che puntualmente avviene anche se l’operazione è messa in atto dal meglio barbiere della città. Sono almeno cinque i tentativi prima di arrivare al perfetto nodo della cravatta e, intanto, mentre si cerca di mettere i gemelli, è normale passare e ripassare il copione di quello che si dovrà fare e non fare compresi i complimenti alla futura sposa. Il tocco finale del profumo porta sempre quell’ultima goccia sul colletto della camicia con la mobilitazione generale della famiglia per cercare di asciugare la macchia. Niente di più allucinante dell’attesa sul sagrato soprattutto in considerazione di tutti i baci dei parenti che man mano arrivano. E quando anche il terzo fazzoletto risulta ormai inzuppato di sudore ecco il momento in cui le gambe veramente non reggono più…l’ingresso dell’amata al suono dell’Ave Maria. Chi ha detto che sono le donne che più si emozionano non ha mai visto un futuro sposo napoletano in questo particolare momento. Comincia l’indecisione se baciare la mano alla donna, salutare il suocero, dirigersi all’altare, dire qualsiasi cosa o fare tutto questo contemporaneamente. La tragedia diventa veramente completa se c’è da togliere anche il velo dal viso alla donna …di questo nessuno lo aveva avvertito! Tutto quello che aveva tanto studiato è naturalmente dimenticato compresa la frase ad effetto che aveva preparato per la sposa a cui riesce solo a dire…”Sei Bellissima!”. Alla seduta, finalmente, si cade in uno stato di catalessi da cui ci si distoglie per la lettura delle formule di rito. Solo l’uscita dalla chiesa riporta lo sposo alla piena coscienza (compresa quella che non può più tirarsi indietro)